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Forse avevamo davvero bisogno di un oggetto. Di qualcosa di diverso dai tanti prototipi arcaici e poco credibili. Di toccare, insomma, con mano un libro elettronico finalmente leggero e maneggevole, anche se ancora in evoluzione.

È proprio questo il fattore scatenante del periodo di grande fermento vissuto oggi dal mondo dell’eBook, dal quale non torneremo più indietro. E sembrano maturi i tempi perché i libri elettronici acquisiscano piena cittadinanza nell’immaginario della comunità dei lettori, o almeno presso una sua porzione tanto significativa da indirizzare tutti gli altri verso un cambiamento lento ma inevitabile.

Viaggiando in treno e in metropolitana, non è così raro osservare scene che un tempo si sarebbero svolte soltanto in Giappone e in Corea del Sud. Romanzi e giornali sfogliati in formato elettronico, racconti e fumetti fruiti attraverso gli smartphone: queste nuove modalità di lettura di massa significano che l’eBook non è più un’entità fluttuante nella mente di pochi visionari, ma è vivo e vegeto nelle nostre mani, attualizzato in molteplici forme.

Se, a partire dal 2007, il lancio del primo Kindle aveva generato un’esposizione mediatica precedentemente sconosciuta per i libri elettronici, è stato soltanto nel corso di questo 2010 che diversi modelli di eReader sono finiti nelle vetrine dei grandi negozi di elettronica di consumo, e quindi per strada tra la gente.

Persino l’informazione generalista ha finito per accorgersi dell’eBook, e se da un lato non possiamo ancora universalmente identificarlo con un oggetto completamente “evoluto”, dall’altro una determinata categoria di oggetti fisici si fa sempre più riconoscibile in alcuni suoi connotati, a tal punto da generare non più soltanto semplice curiosità, ma addirittura un’attesa che inizia a farsi cosciente e critica.

L’attesa è infatti il sentimento su cui può ormai permettersi di far leva Jeff Bezos, numero uno di Amazon e vero e proprio guru dell’eBook, quando annuncia nuove funzionalità del suo Kindle, oppure quando proclama lo storico sorpasso commerciale delle edizioni elettroniche ai danni di quelle hardcover.

Allo stesso modo, anche un santone digitale più navigato come Steve Jobs ha innescato una fortissima attesa verso l’iPad, un tablet con funzionalità di eReader attorno al quale numerose testate giornalistiche cartacee hanno costruito modelli di business che puntano ad arginare l’ormai annosa emorragia di vendite e di pubblicità che le minaccia da vicino. Nel caso dell’iPad, la scommessa si gioca quasi esclusivamente sulla forza del marchio Apple, per anni ammantato da un’aura di esclusività che ne ha favorito il successo. Si tratta infatti di un dispositivo a cristalli liquidi, molto costoso, basato su software proprietario, e nemmeno troppo pratico. Tuttavia l’iPad è “bello” e molto appariscente, e gli stessi quotidiani (in Italia, La Repubblica e Il Corriere della Sera) ne promuovono l’utilizzo per la fruizione delle loro edizioni elettroniche. Ciò dimostra che non soltanto l’eBook non “uccide” libri e giornali, ma anzi può aiutarli, attraverso nuove modalità di distribuzione che reclamano però un’attenta e adeguata valorizzazione del prodotto editoriale.

È comunque ben evidente il rischio che al centro dell’attenzione rimanga soltanto la tecnologia, e che politiche commerciali miopi si contrappongano all’enorme patrimonio di sperimentazione, ricerca e condivisione attorno al quale si è plasmata l’idea stessa di libro elettronico.

Proprio mentre placano la nostra “sete” di hardware sempre più all’avanguardia, i grandi colossi come Amazon, Sony, Barnes & Noble e Apple perseguono strategie palesemente lesive della libertà dei lettori. Basti pensare, ad esempio, che gli eReader di queste aziende limitano l’acquisto di eBook all’ambito ben circoscritto di walled garden costituiti da pochi domini autorizzati, senza contare le restrizioni temporali poste sui prestiti: ciò li renderà in poco tempo oggetti superati.

L’obbligo di servirci sempre dagli stessi “librai virtuali” rappresenta un paradosso che sarà efficacemente smascherato quando un’offerta realmente concorrenziale di hardware ci permetterà di liberarci dalla nostra euforia da gadget, attraverso un approccio più razionale e maturo. Nel giro di due o tre anni, gli eReader potranno quindi trasformarsi in semplici e comuni strumenti alla portata di tutti, flessibili come fogli di carta. E potremo di nuovo toccare per credere.

http://www.teleread.com/paul-biba/italian-newspapers-and-the-ipad-by-alessandro-cecconi/

Testo completo su Amazon.

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