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Ho sostenuto che l’intuizione cruciale degli autori di Google sia stata riconoscere che in Internet non è necessario piazzare per forza tutto sugli scaffali prima ma è invece sufficiente lasciare crescere le connessioni ed utilizzarle dopo che queste sono spontaneamente emerse. Insomma, in Internet non servono scaffali.

Ci ho pensato ed ho concluso che non è che gli scaffali siano proprio spariti …
La mia biblioteca è piccola ma ho dovuto etichettare gli scaffali per avere qualche speranza di ritrovare i libri alla svelta.

Sto leggendo “Il Metodo” di Edgar Morin ma devo interrompere perché mi è arrivato un altro libro che voglio leggere subito.

Ho quindi in mano il primo volume, “La natura della Natura”. Dove lo metto? In libreria l’avevo trovato fra i libri di sociologia ma appena sfogliati i sei volumi, m’era parso che fosse più che altro un libro di filosofia. Dopo i primi capitoli mi sono reso conto che stavo facendo il più brillante ripasso delle idee fondamentali della fisica che avevo studiato all’università.

Dunque l’ho trovato nel reparto sociologia, sfogliandolo mi è parso un libro di filosofia ma ci sto ripassando la fisica … Un libro meraviglioso e proprio per questo sostanzialmente inclassificabile.

A pensarci bene, solo le banalità sono facilmente classificabili, e anche quelle non sempre. Ma a che serve alfine, classificare? Per poter ritrovare i libri quando un pensiero me li fa desiderare? E non solo i libri, anche, più in generale, le informazioni. Quando ho trovato la cosa che desidero, che me ne faccio della classificazione? A quel punto la faccenda è un corpo a corpo fra me e la cosa, fra me e il libro.

Mi irrita la pur amata biblioteca qui davanti a me, il libro sempre tra le mani. Mi siedo e mi abbandono ad una fantasia, un Gedankenexperiment.

Ecco, immagino che quelli scaffali, vorrei dire di massello ma invece sono quelli del modello Billy Ikea, fossero di un legno di pasta impalpabile e compenetrabile.

Allora mi alzo e li manipolo, come faccio con le figure su questo iPad, ma nello spazio, come un vero mago. Li afferro e allungo quanto basta e li torco nello spazio in modo da raggiungerli agevolmente. Afferro quello della filosofia e gli impongo una esse, così che incroci quello della sociologia. Ecco, qui ci piazzo “La natura della Natura” poi mi rammento dei capitoli che stavo giusto leggendo e allora curvo gli scaffali in modo che ci passi anche quello della fisica. Fantastico. Ora inizio a respirare.

Mi dedico a questo stasera: disordino la libreria godendomi i significati che via via riscopro quando prendo in mano i libri.

Mi ritrovo poi nella stanza ormai tutta piena di scaffali ramificati. A che serve lo spessore di questi scaffali? Son sì trasparenti ma sono troppi, mi confondo per i segni sovrapposti.

E allora, che gli scaffali siano fili, tenui ma resistenti, e i libri vi stiano appesi. Ecco là, “La natura della Natura”, all’incrocio di tre fili colorati diversamente, quello della filosofia, quello della sociologia e quello della fisica.

Respiro al pensiero che quando riprenderò a leggerlo, altri fili magicamente lo intercetteranno, ogni filo un possibile nuovo accesso a quel libro. Ritrovare un libro, un’idea, sarà uno scherzo, mi basterà toccare lievemente tutti i fili che mi parrà giusto e questi convergeranno inevitabilmente su di lui, e magari anche su pochi altri.

Potrò anche scoprire nuovi libri e nuove cose sfiorando i fili magici, uno qua, uno là, per vedere in quell’intrico accendersi cose e idee insospettate, e talora scoprendo che da vicino ognuna di quelle cose non è altro che addensamento di tela tessuta fra altre cose. Mi paiono quindi più piccole, cose-atomo, ma quando rimpicciolisco me stesso, non dimentichiamo che sono ora un mago, non capisco più a che scala mi trovi, parendomi le cosine cose e la tela sempre la stessa tela. Frattale,  dicono i matematici. La mia biblioteca è una tela frattale. La noosfera è una tela frattale.

Appendice tecnologica

Un piccolo sottoinsieme, pur grande, di quella tela sono magari i miei bookmark in Internet, indirizzi di siti web che mi interessano. I fili della mia tela magica, che come sappiamo hanno ciascuno un nome, ereditato dalle etichette sugli scaffali primordiali, sono le “tag” che ho assegnato ai bookmark. Se sto adoprando tali bookmark con un social network, come per esempio Delicious, allora quel sottoinsieme di tela è una Folksonomia.

Un altro meno piccolo sottoinsieme, pur sempre grande, dei nodi di quella tela magica, sono tutti i siti web esplorati dai motori di ricerca. Le parole e le metaparole rovistate dai web spider sono ancora i fili della mia tela magica, della noosfera.

Epilogo

Un tempo dovevo costruire scaffali per poter ritrovare gli artefatti che rappresentavano le idee più importanti. Si impolveravano ed era tutto un ricostruire perché seguissero il mondo mutevole. Ora, posso lasciare che le rappresentazioni inverse di quelli artefatti, chiamateli pure eBook, vadano a sospendersi nella tela magica insieme a tutte le altre idee possibili, il mio solo pensiero è sufficiente a collocarli nel nodo giusto affinché li possa poi rinvenire.

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