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Possiamo immaginare un dispositivo per accedere ai nostri libri, quotidiani, riviste, enciclopedie, biblioteche online. Un dispositivo che “lavori per noi” collegandoci a tutte le informazioni che possono interessarci. Leggendo “Il Sole 24 Ore” potremmo, con un semplice click, collegarci alle definizioni tecniche e navigare in tutte le notizie attinenti, potremmo farci un “quadro” del passato che non conosciamo o non ricordiamo nei dettagli, legandoci a dati statistici prelevabili e modificabili, creando in tempo reale un documento per le nostre valutazioni. Possiamo immaginare un dispositivo unico (eReader, iPod, cellulare, TV, pc) utilizzabile per leggere, navigare, scambiarci informazioni (file sharing e network sociali) e fare fotografie? Che impatto potrebbe avere sull’e-learning un dispositivo simile? Quali potrebbero essere le competenze sociali, tecniche, economiche e quali le nuove professioni? L’eReader potrebbe contribuire allo sviluppo di un single sign-on (file hosting e indipendenza dall’hardware) contribuendo ad allontanare sempre di più le soluzioni hardware dalle soluzioni software?

Intervento di Cristina Mussinelli (Consulente e responsabile nuove tecnologie Associazione Italiana Editori)

Tutte le indagini sugli atteggiamenti dei consumatori verso i nuovi media dimostrano come spesso, passato un primo momento in cui il nuovo media sembra soppiantare i precedenti, si assiste a un riposizionamento dei media tradizionali e a una collocazione del nuovo media nel panorama complessivo. I consumatori, come peraltro emerge anche dai dati dell’Osservatorio Permanente dei Contenuti, www.osservatoriocontenutidigitali.it, si organizzano utilizzando i media disponibili, integrandoli fra loro. La possibilità quindi di leggere libri in formato digitale si affiancherà alla lettura tradizionale con modalità diverse sulla base delle diverse forme di consumo dei lettori, che potranno variare per fascia d’età, per disponibilità all’innovazione, per devices utilizzati. Anche l’offerta editoriale si modificherà in funzione delle potenzialità offerte delle nuove tecnologie e dai nuovi canali commerciali e distributivi che nasceranno, così come è accaduto nei segmenti più evoluti come quello dell’editoria professionale e universitaria che hanno visto nuove realtà intermediali aggregare l’offerta editoriale per specifiche aree tematiche o per particolari segmenti di mercato specializzati.

Intervento di Luciano Simonelli (Founder, Simonelli Editore – eBooksItalia)

L’eBook non può essere semplicemente la riproduzione digitale di un testo scritto, piuttosto può essere un altro modo di pensare il libro, integrandolo con immagini, video, suoni oltre a comodi itinerari di link interni.

Intervento di Alessandro Cecconi (Instructional Designer)

Sarebbe potenzialmente un ottimo strumento per l’e-learning. Credo comunque che, almeno nel medio periodo, gli attuali limiti tecnologici peseranno, insieme ai costi, sulle possibilità di sviluppo.

Intervento di Luigi Passerino (Direttore Commerciale, Simplicissimus Book Farm)

Lo vediamo come uno strumento con cui accedere a enciclopedie, biblioteche e librerie online, leggendo con lo stesso comfort attualmente riservato esclusivamente alla carta stampata.

Intervento di Marco Barulli (Co-founder, Clipperz)

Non credo che le informazioni saranno mai “centralizzate”, ma di certo non saranno più fisicamente sui dispositivi fisici di nostra proprietà come il nostro computer. La gran parte di esse sarà “in the cloud“, ma non per questo dobbiamo necessariamente immaginarla sui server di Google, Amazon o Microsoft.

Intervento di Luigi M. Reale (Insegnante / Autore di Italianisticaonline.it)

Un dispositivo che realizzi la convergenza al digitale non è utopico. Possiamo già disporre di tablet pc connessi alla Rete, che ci permettono di archiviare, classificare, produrre contenuti, comunicare. Tutto sta nell’affinare ulteriormente la tecnologia, utilizzando di preferenza software open source, abbattere drasticamente i prezzi (al livello dei netbook), introdurli ordinariamente nelle pubbliche amministrazioni e nelle aziende distribuendoli ai dipendenti, dotarne anche insegnanti e studenti nelle scuole e nelle università. L’obiettivo, a mio avviso, è concentrare le risorse sui tablet pc, portando il Governo a investire su questi dispositivi, sulle applicazioni specifiche, sulla formazione. Considerando la necessità che avverto in prima persona ogni giorno nel ruolo di insegnante ritengo che l’attività di insegnante appunto conseguirebbe risultati di maggiore efficienza se disponessi ufficialmente, e ne fossero forniti anche gli alunni, di un tablet pc che avesse integrati anche servizi di registro e agenda, sistema di distribuzione e deposito delle verifiche, biblioteca digitale dei libri di testo, punto mobile di accesso alla intranet d’Istituto ecc. Utopia? Certo che i costi di investimento iniziale sarebbero elevati ma in prospettiva i vantaggi sono incomparabili.

Intervento di Michele Pinto (Presidente, Edizioni Vivere)

Credo sarà opportuno riadattare e allargare le competenze delle vecchie professioni.

Intervento di Arsenio Bravuomo (Scrittore e Blogger)

Diventerà sicuramente qualcosa di più, l’evoluzione potrebbe essere simile a quella del cellulare unendo funzionalità di intrattenimento (esempio: ascoltare l’audio), file hosting ecc.

Intervento di Michele Marziani (Scrittore)

La sensazione è che possa essere una sorta di “ponte tecnologico”che ci porterà a qualcos’altro. Temo purtroppo che non si alzerà il profilo dei professionisti dell’editoria, perché la richiesta sempre maggiore di contenuti, come abbiamo visto in questi anni, apre la porta a un’iperproduzione di contenuti a bassissimo costo e di dubbio valore.

Intervento di Eleonora Pantò (Referente e-participation progetti speciali, CSP)

I dispositivi polifunzionali raramente compiono tutte le funzioni in modo egualmente efficace: continuiamo ad avere sveglie (magari elettroniche), calcolatrici, agende nonostante queste funzioni siano tutte presenti nel cellulare. Le tecnologie si affermano quando si afferma un modello d’uso e questo non implica necessariamente che siano quelle migliori ad affermarsi, anzi spesso capita esattamente il contrario. L’eBook inteso come contenuto didattico in formato digitale ha già vinto: il paradigma delle OER (Open Education Resources – risorse educative aperte) si sta affermando in tutto il mondo, a partire dal MIT, ma anche in Italia abbiamo iniziative importanti (come il progetto “Federica” dell’Università Federico II di Napoli). Un modello che vale la pena segnalare è www.flatworldknowledge.com, che consente di fruire gratuitamente del libro di testo in formato digitale e di poterne acquistare singoli capitoli, oppure di acquistare un formato pronto per essere stampato in proprio o già stampato in diversi formati e, se si preferisce, anche nella versione audio. Direi che il modello vincente è quello che prevede che ognuno scelga il modo d’uso che gli è più congeniale.

Per ciò che riguarda il Single sign-on (traducibile come autenticazione unica o identificazione unica ovvero un sistema specializzato che permette a un utente di autenticarsi una sola volta e di accedere a tutte le risorse alle quali è abilitato) significa che, indipendentemente dai servizi che un’azienda offre, si possa accedere digitando un’unica volta username e password. Sarebbe indubbiamente una comodità per l’utente, ma questo potrebbe significare tracciabilità e controllo estremi. L’iniziativa open-i www.openid.net va già in questo senso: una terza parte gestisce le credenziali di accesso e i vari siti possono delegare a un terzo l’autenticazione dell’utente (stesso principio di paypal), anche questo sistema comporta il rischio di essere tracciabili. Sul tema ci sono vari studi in corso, ritengo www.w2spconf.com/2008/papers/s3p2.pdf, a cura dei ricercatori di Google, molto interessante.

Intervento di Mario Rotta (Formatore e Responsabile e-learning, EForm / Collaboratore Garamond)

Un eReader può “contenere una quantità pressoché illimitata di testi digitali; in ambito educativo questo significa, tra le altre cose, che anziché essere costretti a ricorrere a una selezione di alcuni testi o parti di testi (come abitualmente si fa adottando delle “antologie”), si potrebbero raccogliere integralmente su una memoria solida tutti i testi di uno specifico dominio epistemologico in modo che ciascuno (ad esempio uno studente) possa averli sempre a portata di mano e consultarli in qualunque momento. Questo approccio potrebbe da un lato modificare radicalmente il rapporto che abbiamo con le fonti, dall’altro spingere gli insegnanti a esplorare nuovi modi di affrontare qualsiasi materia che si appoggia su documenti che un conto è avere sempre a disposizione in versione integrale, un conto è dover andare faticosamente a cercare nelle biblioteche o online o dover consultare attraverso i frammenti incompleti di un compendio antologico.

Le “antologie” (in quanto tali, e più in generale tutti i compendi selettivi) esprimono comunque uno e un solo punto di vista su un dominio epistemologico. Proprio perché basate su una scelta spesso determinano ciò che è importante e ciò che non lo è, ciò che a parere dell’autore dovrebbe essere visibile e ciò che non vale la pena di osservare o rileggere.

Proporre selezioni o compendi, ovviamente, è lecito, e valutarne il “taglio” può anche essere interessante: ma trovo che contrasti apertamente con quasi tutte le “evidenze” della pedagogia contemporanea, che convergono sulla centralità e sul ruolo attivo dello studente nei processi di apprendimento, sulla valorizzazione degli stili cognitivi, sulla personalizzazione dei percorsi, sull’insegnamento come mediazione, sull’apprendimento come scoperta guidata dalla serendipità e sulla conoscenza come costruzione o co-costruzione fondata sulla creatività, la rielaborazione personale e l’approccio problemico. Questa pedagogia (così come la società della conoscenza che si va configurando attraverso il Web 2.0 e release successive) ha bisogno di fonti e non di “passi scelti”, di documentazione estesa, non di selezioni di parte, di strumenti con cui confrontarsi apertamente, non di punti di vista parziali.

Sento di poter sostenere una posizione aperta alle raccolte integrali di fonti testuali rese possibili dai formati digitali e dai devices portatili perché è questa opportunità che rende tangibili alcuni fondamenti della società della conoscenza. Mi riferisco al valore che la conoscenza esprime nel momento in cui risulta integralmente accessibile a tutti e al significato che può assumere nel momento in cui ciascuno può disporne liberamente per rielaborarla e integrarla con le proprie conoscenze. Sul primo aspetto la Rete ha un ruolo essenziale, il secondo è lo scenario in cui potrebbero collocarsi gli eBook, soprattutto nel loro significato esteso di contenitori potenziali di raccolte integrali di testi e documenti annotabili, in una parola, nella loro natura di “biblioteche digitali”.

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