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Il Digital Rights Management

L’aspetto giuridico può essere definito un parametro in evoluzione che può assumere caratteristiche determinanti e configurarsi come “limite” o “possibilità” rispetto al successo di un progetto in ambito eBook. Possiamo dire quindi che la gestione dei diritti digitali è un parametro vincolante di cui seguire le evoluzioni. Qual è la situazione attuale?

Intervento di Massimo Melica (Studio legale Melica, Scandelin & Partners)

La tutela del diritto d’autore in questo momento soffre per una scarsa risposta legislativa che appare in larga misura insoddisfacente giacché non riesce a garantire, nello spazio digitale, quella stessa efficacia ed effettività che pure in qualche modo assicura in ambito analogico. Da questa considerazione si sviluppano i sistemi di Digital Rights Management che costituiscono un sistema di misure tecnologiche di protezione introdotte nel panorama normativo internazionale per il tramite dell’art. 11 del Wipo Copyright Treaty del 1996 (nonché dell’omologo art. 18 del Wipo Performances and Phonograms Treaty), e successivamente immesse nel nostro ordinamento dall’art. 102-quater della novellata legge sul diritto d’autore che ha recepito, sul punto, l’art. 6 della citata direttiva 2001/29/CE. Da un punto di vista tecnologico il Digital Rights Management è esattamente la risposta per le problematiche di coloro che ne fanno uso per commercializzare le opere dell’ingegno, uno strumento in grado di: a) produrre o riprodurre in ambito digitale le condizioni che hanno reso possibile lo sviluppo di un mercato delle opere; b) consentire il pieno sviluppo di nuovi modelli di business per i mercati digitali. Infatti i sistemi di Digital Rights Management, consentendo di procedere univocamente all’identificazione di un dato contenuto digitale (attraverso tecnologie di watermarking e di fingerprinting), al successivo tracciamento (tracing) del suo utilizzo e quindi alla inibizione degli atti non autorizzati (fase dell’enforcement). Tuttavia occorre riconoscere che i sistemi di Digital Rights Management destano più di una preoccupazione sotto il profilo della tutela giudiziale, della violazione della privacy degli utenti e dei diritti loro garantiti dalla normativa in materia di diritto d’autore; lo sviluppo di una pay-per-use society contribuisce a far sì che una parte significativa dell’opinione pubblica guardi ai sistemi Digital Rights Management con notevole sospetto.

Intervento di Cristina Mussinelli (Consulente e responsabile nuove tecnologie Associazione Italiana Editori)

È opportuno fare una distinzione tra DRM (Digital Rights Management)  e TPM (Technical Protection Measures) perché i concetti che questi termini esprimono possono essere oggetto di incomprensioni.

Per DRM si identificano tutti i sistemi che abilitano la gestione dei diritti in ambito digitale mentre per TPM ci si riferisce ai sistemi tecnologici di controllo e di protezione dei file. Il dibattito in Rete spesso si concentra sull’erronea opposizione di contenuti liberi e di contenuti protetti da DRM, dove per contenuti liberi ci si riferisce a una forma di utilizzo gratuito mentre per contenuti protetti da DRM a una forma associata al pagamento legato a una licenza e implementato con una TPM. In realtà ogni contenuto è legato a una qualche forma di gestione dei diritti (questo vale anche per le licenze Creative Commons). Il problema diventa quindi trovare modalità che permettano di gestire le licenze che regolamentano i diritti in modo da non creare agli utenti troppe barriere all’utilizzo dei contenuti e che garantiscano la massima interoperabilità con i devices di fruizione. Suggerisco una particolare attenzione alla definizione di standard di espressione e di comunicazione delle informazioni relative ai diritti stessi.

Intervento di Marco Barulli (Co-founder, Clipperz)

Sono certo che dopo una fase di transizione i libri in formato elettronico saranno liberi da qualunque sistema DRM.

Intervento di Eleonora Pantò (Referente e-participation progetti speciali, CSP)

È vitale che non si creino barriere di tipo commerciale/normativo all’utilizzo degli eBook ad esempio utilizzando DRM: non ha senso avere dispositivi diversi per testi diversi, così come non utilizzare il sintetizzatore vocale presente nei dispositivi per motivi di copyright (la lettura viene equiparata a una “rappresentazione” del testo).

Intervento di Pasquale Diaferia (Creative Chairman, Special Team e Special Team USA / Docente di Teorie e Tecniche delle Comunicazioni di Massa, Università dell’Insubria di Varese)

Il Diritto d’Autore è un limite alla libera condivisione che è proprio il concetto che fa vivere la Rete in tutte le sue espressioni, facce e dimensioni. Il diritto d’autore non risponde quindi alle esigenze attuali, fatta eccezione per gli interessi di alcune multinazionali che per questo motivo lo tengono in vita artificialmente.

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