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Estratto di “Insegnare e apprendere con gli eBook” di Mario Rotta

Estratto da: Insegnare e apprendere con gli eBook. Rotta M., Bini M. & Zamperlin P.Settembre 2009 SLR-L2009

La complessità e l’ampiezza del dibattito sugli eBook, per quanto sia utile coglierne le sfumature e le implicazioni, ha rischiato e rischia di generare alcuni equivoci nella comprensione del fenomeno. Ad esempio, contrariamente a quanto sembra emergere leggendo molte riflessioni e contributi scientifici sull’argomento, bisogna ribadire che la struttura ipertestuale o ipermediale del contenuto non è una caratteristica “originaria e necessaria” degli eBook. Nulla vieta di scrivere un eBook impostato in modalità lineare, senza collegamenti ipertestuali o integrazioni ipermediali, né di leggere un eBook come se fosse un libro “tradizionale”. Gran parte degli eBook raccolti nell’ambito del Project Gutenberg e dei suoi epigoni, ad esempio, non sono altro che testi letterari classici, scritti in modalità lineare e pensati per essere letti in quella modalità. Tuttavia, la possibilità di impostare in un eBook modalità non lineari di gestione del testo e collegamenti ipertestuali attivi è connaturata all’oggetto digitale e agli strumenti utilizzati per usufruirne, non c’è motivo di non esplorare le opportunità che si aprono in tal senso, soprattutto quando si tratta di elaborare un testo “pensato” per essere pubblicato direttamente o esclusivamente come eBook, ma anche come opportunità per riattraversare testi classici, per delineare nuove strategie di lettura o aprirsi a nuove chiavi interpretative. Ne consegue che l’ambito da esplorare, per poter cogliere la reale portata degli eBook in quanto evoluzione dei libri, non è l’ipertestualità in sé, ma l’insieme delle possibili relazioni tra approccio ipertestuale al contenuto digitale e tecnologie che rendono possibile elaborare, manipolare, gestire o utilizzare quel contenuto in quella modalità. Il problema, insomma, non è l’eBook in quanto tale, ma il modo in cui autori e lettori decidono di volta in volta di utilizzarlo. Questa sostanziale versatilità, nei libri tradizionali, è limitata dalla rigidità della tecnologia della stampa, mentre nei libri digitali è tendenzialmente illimitata. Analogamente, bisogna ricollocare nella giusta prospettiva l’enfasi sul radicale ribaltamento del rapporto tra autori, lettori, editori e contenuti digitali che secondo molti caratterizza la Rete in quanto tale e, più precisamente, la declinazione 2.0 del World Wide Web. In particolare, si enfatizza soprattutto come si stia radicalmente modificando la sequenza tradizionale che vede l’autore come produttore e possessore originario di un contenuto che un mediatore indirizza verso il lettore: la mediazione tra autore e lettore tenderebbe piuttosto a scomparire o a passare in secondo piano, così come la dialettica di tipo “push” tra chi produce contenuti e informazioni e chi ne usufruisce. Prevarrebbero al contrario modalità di distribuzione di tipo “pull” (è il potenziale destinatario che aggrega liberamente contenuti e informazioni diventando in qualche modo co-autore nel momento stesso in cui opera la sua selezione) e soprattutto le dinamiche di elaborazione di tipo sociale, collaborativo o peer-to-peer. Ne consegue un’estremizzazione del ruolo e del significato che gli eBook possono assumere in questo scenario: da un lato momenti di sintesi e di “chiusura” di una discussione (più simili quindi a dei documenti d’archivio che a dei libri), dall’altro strutture aperte e polimorfe, in continuo aggiornamento, fino a confondersi con i blog e i wiki, e più in generale con qualsiasi altro tipo di contenuto digitale condiviso. Il risultato di questa variegata gamma di declinazioni è una percezione asimmetrica del concetto di eBook, che sembra oscillare, senza sfumature intermedie, tra un ruolo volatile, marginale, annegato nella vastità delle dimensioni iper-open della cultura digitale e della Rete, e un ruolo decisamente più istituzionale di versione aggiornata del buon caro vecchio libro, con qualche vantaggio sul piano pratico.
Attualmente, si coglie ancora una differenza piuttosto netta tra chi tende a interpretare il concetto di eBook in quanto testo digitale, e di conseguenza a estendere la riflessione su qualsiasi tipo di contenuto digitale riproducibile attraverso un computer e condivisibile via Internet, e chi, al contrario, con il termine eBook si riferisce prevalentemente ai dispositivi tecnologici per la lettura di testi o altri elementi digitali, ovvero a ciò che più propriamente potrebbe essere chiamato eReader o ePaper. Nel primo caso il rischio è che si tenda a collegare in modo esclusivo la portata storica degli eBook all’identificazione di uno scenario tendenzialmente parallelo rispetto all’inevitabile sopravvivenza del libro a stampa, uno scenario in cui ci si concentra soprattutto sul recupero e l’approfondimento di dimensioni quali l’ipertestualità, la multimedialità e l’interattività, sicuramente importantissime ma di per sé non propriamente specifiche, e ricollegabili piuttosto al dibattito sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione in senso lato. Nel secondo caso si tende, al contrario, a ridurre la discussione alla pura dimensione tecnologica, e alle sue implicazioni sul mercato editoriale, che inevitabilmente sta cercando di esplorare nuove opportunità dimenticando talora che un dispositivo o un “formato” non sono sufficienti a determinare tutte le implicazioni che il passaggio dal testo analogico al testo digitale comporta, sia dal punto di vista degli autori, sia dal punto di vista dei lettori, sia da quello degli stessi editori e dei mediatori culturali in genere.

Quello che si dimentica, in entrambi i casi, è che non ha senso parlare di eBook prescindendo dall’integrazione tra il testo digitale e il dispositivo di lettura dedicato. Si tratta di due elementi strettamente collegati, la cui sinergia definisce e determina le caratteristiche e il significato degli eBook in quanto evoluzione storica della tecnologia del libro. Si può anzi affermare che è proprio in questa sinergia, e nei modi attraverso i quali può manifestarsi o essere gestita dagli utenti, che si racchiude il significato più coerente del termine eBook, e si nascondono le tracce utili per comprenderne meglio la natura e le implicazioni, sia a livello culturale che in ambito più specificamente educativo. Si dovrà inoltre considerare che parte delle sinergie che si possono configurare tra contenuto digitale e dispositivo dedicato potrebbe o dovrebbe riguardare sia gli eventuali elementi di interattività tra l’utente, contenuto e dispositivo che le possibili interazioni tra l’insieme di contenuto e dispositivo e l’ambiente, lo scenario, il contesto in cui l’utente si configura come autore o lettore di eBook.
Anche se l’evoluzione in corso, sia culturale che tecnologica, potrebbe introdurre ulteriori elementi e spunti di riflessione, si può quindi ragionevolmente affermare che gli eBook non sono un “oggetto” identificabile in modo univoco. Se ne identificano piuttosto diverse tipologie, legate a istanze diverse e talora molto specifiche, ciascuna determinata da una diversa sinergia tra testo/contenuto digitale e dispositivo tecnologico specificamente dedicato, oltre che da alcune caratteristiche intrinseche e dalle possibili configurazioni del ruolo attivo dell’utente rispetto a ciascuna tipologia.

Mario Rotta

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