Perchè scrivere un libro?
Mi sono avvicinato alla scrittura dopo una lunga esperienza di lettore e un’altra più breve, ma assai significativa, di commentatore e critico per una rivista culturale. Penso di aver cominciato a scrivere anche per la curiosità di capire come nasce un’opera letteraria, come si costruisce passo dopo passo e si definisce nella sua struttura, sebbene il motivo più profondo sia senza dubbio un altro: scrivere è infatti il modo più efficace per raccogliere e dare un ordine alle mie esperienze, alle mie idee, definendo così la mia visione del mondo e traendo da essa lo slancio per agire in un modo o nell’altro. In definitiva ho compreso il valore della scrittura come psicanalisi e progetto di vita addentrandomi in essa e vivendola dall’interno.

Quali sono le difficoltà della pubblicazione?
Ovviamente le grandi case editrici sono irraggiungibili per chi non abbia conoscenze tali da garantirgli non certo la pubblicazione del proprio manoscritto, che non è elargita a nessuno come semplice favore personale, ma quanto meno l’opportunità che venga vagliato con cura e attenzione. Eppure trovare una piccola casa editrice, cartacea e digitale che sia, non è poi così difficile al giorno d’oggi. Il problema nasce dal fatto che tra case editrici che chiedono salati contributi agli scrittori, case editrici che non ne chiedono ma pagano i diritti d’autore solo al raggiungimento di un certo risultato di vendita (non elevato in senso assoluto, ma comunque considerevole per lo scrittore sconosciuto che pubblica per una piccola o media casa editrice) e concorsi editoriali che prevedono una quota di partecipazione ho l’impressione che l’autore esordiente o poco conosciuto debba quasi pagare lo scotto della sua empia ambizione di comunicare con il prossimo.

Trovi che l’editoria sia alla ricerca di contenuti di qualità o commerciali?
Secondo me i parametri per selezionare le opere da proporre al pubblico sono sempre più simili a quelli che una qualsiasi azienda adotta per vendere tanti pezzi del proprio prodotto: presentazione accattivante, facile fruibilità dello stesso, risposta alla richiesta di puro intrattenimento che proviene dalla maggior parte dei potenziali lettori. Intendiamoci bene: va benissimo che in circolazione nel mercato ci siano libri tutto sommato di semplice approccio, magari destinati ad invogliare alla lettura i più giovani o a dare qualcosa in pasto a chi magari, in assenza di quel tipo di prodotto, non leggerebbe quasi nulla. Il problema è che nel nome del diritto alla lettura di tutti e, in definitiva, del tornaconto economico non si può sacrificare la varietà dell’offerta, che deve prevedere pure i testi più elaborati e per palati fini, anche in considerazione del fatto che i palati fini vanno educati proponendo loro qualcosa di più complesso e intellettualmente appagante di un libro di puro intrattenimento. Il rischio è di formare lettori sempre meno competenti, che porterebbero le grandi case editrici ad abbassare ulteriormente la qualità dell’offerta.

Come si vende un libro, vendendo il contenuto o il personaggio-autore?
L’autore, qualora ne abbia l’inclinazione e la volontà, può diventare personaggio solo a fama acquisita; compaiono quindi sulle copertine gli slogan promozionale come “l’ultimo romanzo dell’autore di…”, che stanno a significare che il valore dell’opera è in qualche modo eredità dei passati successi mietuti dall’autore. Esiste poi la letteratura di genere, che talvolta vende non per la qualità di ciò che offre, ma perché garantisce al lettore la certezza di trovarvi situazioni, personaggi e atmosfere di suo gradimento e di facile fruizione. Fortunatamente qualcuno punta su uno stile di scrittura elegante e originale e su contenuti sviluppati in modo approfondito e non banale, anche se in questi casi ci si deve accontentare in genere di una nicchia ristretta di lettori.

E’ più difficile scrivere e pubblicare o promuovere e vendere?
Tutto sommato promuovere e vendere. La distribuzione del libro pubblicato da una piccola casa editrice, ad esempio, è assai difficoltosa. Ecco, a tal proposito il mio sogno è di entrare in una libreria che non sia quella della città in cui vivo e trovare i miei libri in bella mostra negli scaffali, da dove mani curiose potrebbero prenderli, guardare la copertina, leggere la descrizione di quarta pagina, sfogliare e pensarci su un attimo. Insomma, poter fruire di una distribuzione che sfrutti non solo il canale on line, grande risorsa per le piccole case editrici, ma anche quello tradizionale, che almeno per me risulta assai affascinante , oltre che efficace dal punto di vista promozionale.

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