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Grazie a Marco Nuzzo per averci coinvolto in questa conversazione sulla raccolta poetica “Le falene della luce” che ha scritto insieme ad Alessandra Molteni.

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Com’è nata l’idea dell’eBook “Le falene dalla luce”?  

L’idea della raccolta poetica in eBook Le falene dalla luce, è voluta da un continuo desiderio di riscoprirsi, di reinterpretare ciò che avviene tra il pensiero ai suoi primordi e la rottura della voce e la sua esplosione; vuol essere un viaggio alla ricerca di se stessi tra phoné e thaleros, in una verità ontica eppure ontologicamente impercorribile assieme alla continua ricerca del fine umano ultimo, dell’eschaton.

C’è una linea sottile che collega le tue poesie in questa raccolta? 

Come ogni verità umanamente percorribile, tutto è relativamente connesso e disconnesso assieme, mi domandi se esista una linea sottile per la coesistenza delle parti e ti rispondo di sì, tuttavia, la covalenza tra le varie schegge diventa marginale e del tutto personale. Voglio che il mio scrivere crei disastro, che si complichi nel linguaggio, che si tradisca e che sappia rendersi compatto nel ricostruirsi dalla sua rovina (Bene era maestro della complicazione nella macchina attoriale, io cerco d’essere un pollone per la parte autoriale), è tutto il Novecento a ergersi sulla rovina del classico e del profano delle ère a esso precedenti.

C’è un mosaico in trasparenza da scoprire sotto le parole? 

Il mosaico è lasciato alla facoltà dei sensi del lettore, il mosaico è ambiguo e instabile, ché instabile resta la natura umana nella sua cogente ricerca della verità. Verità e libertà sono l’eterna debacle contro la quale l’essere umano lotta perennemente, uscendone ogni volta sconfitto. La stessa libertà, il desiderio di possederla, contrasta con la verità o, per lo meno, col machiavellico processo per ottenere la verità a lui più vicina, quella scientifica, ma anche quella divina o dell’Io. Si pensi a ciò che vuol dire “ricercare la verità”: incanalare ogni sforzo verso una meta, precludendosi la libertà di esplorare altre vie. Ecco quindi il paradosso: l’uomo cerca la verità e la libertà ma, ogni volta che si avvicina a una verità, inibisce la propria libertà, restando bloccato in un tunnel dove costruisce la propria verità. Il senso del mosaico, ammesso esista un senso o una trasparenza, è necessario si ritrovi nella continuità del discorso, per cui è indispensabile che lo scrittore o il poeta o l’artista fuoriescano dal senso e dal sentire comune, aprendo nuove strade e verità; è necessario si rimanga sempre nella relatività, nel bisogno di rendere la scrittura e tutto il pensiero, instabili, arbitrarii, illogici. Un poeta deve sfiorare il bersaglio, mancandolo. È pur necessario definire propriamente cosa sia la libertà, poiché ogni religione, ogni utopia e ogni pensiero ne perseguono una totalmente differente dall’altra. Libertà che, nella finitezza dell’uomo, lo allontanano da ulteriori libertà.

Possiamo citare una poesia del libro? 

La silloge si compone, oltre che di poesia sensu strictu, anche di prosa poetica. Ne cito un passaggio:

Viviamo di biforcazioni di sguardi, dove gli artisti non pagano la materia per dipingerci l’iride, dove gli autunni distribuiscono fogliame secco sui viali e i cantanti spengono la demenza degli strati urbani. Perduti sotto carceri di cenere, di aria asfittica, scaviamo fosse di cielo per barlumi di un viaggio senza mai più toccarci le coste, mi sfugge il tuo dorso e tutte le visioni laterali, la tua panna greve che tracima da ciglia di catrame denso, è l’abuso di ogni continente tuo breve, di ogni logica portata per le lunghe, di ogni terra di mezzo. Da dove vengo, non smetti di bere fiele, per tutta un’aderenza allo strato feroce.

Come si realizza un libro con un altro autore? È complicato? Serve una sorta di feeling? 

Il problema è trovare l’autore col quale entrare in contatto medianico. Con Alessandra Molteni è stato un improvviso ritrovarsi nella giusta frequenza. Nonostante la giovane età e l’inesperienza editoriale, Alessandra scrive bene e, credo, possa far strada, decidesse di percorrere questa. La realizzazione di un libro con un altro autore richiede esista una capacità di collaborazione e di mediazione, una stima reciproca. Le falene dalla luce è la mia seconda silloge a due autori. Naturalmente, una mano mi è stata data dall’editore e da tutto lo staff di Matisklo Edizioni che ringrazio nelle persone di Cesare Oddera e di Francesco Vico, interessatisi per l’editing, per la copertina, la distribuzione e per ogni aspetto volto a presentare l’eBook al pubblico. Ricordo anche gli interventi degli amici Norman Zoia e Mirko Servetti, il cui contributo iniziale si è rivelato essenziale e, infine ma non ultima per importanza, la fotografa Manuela Torterolo, per aver trovato il “rovescio  dell’ecfrasi”, donando la copertina all’opera. Naturalmente, vi sono altri modi di realizzare libri in comune, dipende da numerosi fattori che prescindono dall’esperienza personale.

La poesia è uno specchio all’interno del quale ognuno si vede con occhi diversi, scriverle è come scavarsi dentro; è doloroso o liberatorio secondo la tua esperienza? 

Potrei affermare, con certo grado di sicumera, che scrivere poesia sia doloroso e liberatorio insieme. Per scrivere bisogna sanguinare e il poeta è un masochista; gode nel farsi del male, forse perché la soglia del dolore lo rende vivo, gli presenta una percezione vivida del tempo che passa nonostante gli inganni e i filtri che il mondo utilizza per condizionarsi. Il poeta è un visionario, vocato a percepirsi in tutta la gravità umana, in tutta la sua perenne eresia, nel non detto e in ciò che è capace di avvertire e scuotere. La poesia non serve a niente, però niente è più necessario della poesia che, nella sua immanenza, si fa scudo e nocumento di se stessa. 

Che differenza c’è tra il lettore di poesie e di romanzi? Chi è il tuo lettore ideale? 

Non so se esistano sostanziali differenze di genere, di numero o di sostanza tra i lettori di poesia e quelli di romanzi, tant’è vero che i lettori di poesia potrebbero leggere anche romanzi e viceversa. Gli stereotipi sono limitanti e non permettono di compiere approfondimenti sulla quaestio. L’unica differenza che sento di tracciare è che con il romanzo, generalmente si dice poco e in molto spazio; nella poesia, si dice molto in poco spazio. I lettori possono scegliere in conformità a queste differenze ciò che più aggrada loro. Non ho nemmeno un lettore preferito, poiché io scrivo per la necessità di farlo in primis e poi, in secondo luogo, per elicitare, per tirar fuori. I lettori hanno la possibilità di affondare nei miei scritti o di restare in superficie; forse il lettore ideale è colui col quale puoi avere un riscontro in termini di contaminazione reciproca, quello col quale ti ritroveresti a confrontarti volentieri davanti a una pizza e una birra.

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