Grazie ad Alberto Camerra per la disponibilità che ha riservato ad inBook nel rispondere alle seguenti domande. Ricordiamo il suo sito: www.albertocamerra.com.

Perché scrivere un libro?

Scrivere un libro significa proporre una parte di sé, di quanto hai filtrato attraverso la tua sensibilità, alla lettura altrui. Sono molti i motivi che ti spingono a metterti in gioco: lo fai quando hai qualcosa da dire. In genere è un bisogno che avverti dal tuo profondo.

Quali sono le difficoltà della pubblicazione?

Si parte dal presupposto che, in Italia, sono pubblicati ogni anno oltre sessantamila titoli e che le case editrici devono scegliere in base alla loro linea editoriale. Al mese, ogni editore riceve un consistente numero di manoscritti e diventa impossibile selezionarli, perché questo comporterebbe scegliere una o più persone destinate a lavorare, per la maggior parte del tempo, senza alcun profitto. Una casa editrice non è un’associazione di volontariato, ma un’azienda che deve fatturare. Ecco perché molti editori scelgono di chiudere le selezioni per valutare, con tempistiche adeguate alla loro realtà organizzativa, i manoscritti che diventeranno, forse, libri.

Trovi che l’editoria sia alla ricerca di contenuti di qualità o commerciali?

Dipende da caso a caso. Generalmente un editore può permettersi un rischio contenuto (come qualsiasi altra azienda) e proporre uno scrittore, potenzialmente poco commerciale, sulla base di una scuderia di scrittori affermati e quindi commerciali. Questo perché crede nella nuova opera e pensa che il nuovo autore abbia le possibilità di raggiungere una diversa quota di mercato. Se una casa editrice puntasse solo sulla qualità, escludendo le opere più commerciali, sarebbe destinata a chiudere. Occorre il giusto equilibrio. Penso che le case editrici più piccole tendano a rischiare maggiormente, rispetto a quelle con volumi di vendita, e responsabilità, più grandi.

Come si vende un libro, vendendo il contenuto o il personaggio-autore?

Dovrebbe essere il contenuto a vendersi, in un mondo perfetto. Ma così non è. Molti editori pubblicano libri sfruttando il nome del personaggio famoso in copertina; calciatore, uomo o donna di spettacolo, protagonista delle cronache. La tendenza, per quanto possa sembrare riprovevole, è comprensibile. Il potenziale lettore-acquirente generico preferisce un libro con il nome famoso accanto al titolo. Perché è più facile da individuare, nella vastità delle pubblicazioni. Del resto accade anche agli scrittori diventati famosi: un tempo, sulle copertine di Stephen King il nome era minuscolo, in rapporto al titolo, oggi avviene il contrario.

E’ più difficile scrivere/pubblicare o promuovere/vendere?

Negli ultimi anni le cose sono cambiate, nel mondo dell’editoria. Con l’avvento del self-publishing è diventato molto più facile pubblicare e alla portata di chiunque. C’è una maggiore libertà e indipendenza. Sia di scrittura – potendo scegliere, al di fuori delle linee editoriali tradizionali, lo scrittore ha facoltà di esplorare qualsiasi argomento – che di canale editoriale. Di contro è anche diventato più difficoltoso promuoversi e riuscire a vendere il proprio libro, in quanto la maggiore libertà di pubblicazione comporta un sovraffollamento di proposte, tra le quali non è semplice districarsi. Se scegli l’editoria tradizionale, il compito di pubblicizzare il libro spetta alla casa editrice, se è seria. Scegliendo il self-publishing, invece, anche questo aspetto è sopra le tue spalle. Nessun libro si vende da solo. Se decidi di voler puntare al pubblico più vasto possibile, il tempo dedicato alla promozione deve essere pari, o persino superiore, a quello richiesto per la stesura del libro.

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