Grazie a Gino Pitaro per l’intervista, il suo ultimo libro lo vedere nell’immagine, si intitola Babelfish.
Perché scrivere un libro?
Scrivere è un’intima necessità. Si scopre che c’è un ‘anello mancante’ tra sé e il mondo, inteso come la gente che ci circonda. Questo qualcosa non è dipendente o meno dall’avere una buona vita sociale, ma è un desiderio di completamento che va oltre, che è al di là. La scrittura colma questo divario. Il proprio mondo diviene un pò quello degli altri. Fa scoprire ai lettori qualcosa che non sapevano di conoscere o forse non conoscevano affatto. E’ un momento di condivisione. Un parto, ma anche una catarsi. Non solo. Si scopre che ciò che si scrive dice cose diverse ai lettori, che costruiscono percorsi molto differenti ma anche estremamente coerenti. Quello che succede poi con i libri è straordinario, miracoli! I miei libri riscrivono sempre se stessi attraverso i lettori, e quindi anche questi ultimi sono ‘scrittori’ delle mie opere. Poi non esageriamo, fino adesso ne ho scritti solo due, un terzo è in preparazione.
 
Trovi che l’editoria sia alla ricerca di contenuti di qualità o commerciali?
Guarda, è una dicotomia che non mi appartiene in senso stretto. Ogni anno vengono pubblicati centinaia di testi con l’intenzione precisa di fare boom e poi fanno ‘sboom’. Il successo commerciale lo cerca anche una casa editrice che punta sulla qualità di nicchia, che potrà quindi posizionarsi meglio sul mercato, investire di più su autori, scelte, sui lettori stessi. In ogni caso per avere successo commerciale occorre liberarsi dai morsi delle tendenze, trovare un momento di verità con se stessi e con le proprie esigenze espressive. Partendo da qui poi si fa un’analisi, si studia un approccio, magari anche con l’ufficio stampa. La tendenza va bene se ti rispecchia. Non basta emozionarsi leggendo un libro e sognare di scriverne uno di quel tipo.
Io per esempio sono stato sempre intenzionato a partecipare ai premi letterari – ritengo importante per un autore mettersi in gioco -, eppure mi avevano sconsigliato come seconda opera di scrivere un libro di racconti, proprio per questo mio desiderio. La tendenza è appunto quella di privilegiare i romanzi. Invece fino adesso abbiamo vinto cinque premi, e la cosa più sorprendente è che siamo arrivati alla discussione finale quasi ovunque. Non è poco per un autore emergente e una casa editrice come la Ensemble, seppur dinamica, seria e attenta.
Il mio libro ‘Babelfish’ è in corso di traduzione in spagnolo e forse verrà recuperato un racconto mancante.
Come si vende un libro, vendendo il contenuto o il personaggio-autore?
Bella domanda, che dire… nel mio piccolo caso dicono che sono anche un ‘personaggio’, ma mi sembra che lo si dica per qualificarmi come originale, il che non mi dispiace, o anche per scherzare bonariamente indicandomi come ‘tipo da spiaggia’ (ride, ndr). Innanzitutto un libro deve essere un buon libro. Il libro è il centro, poi vi è un’osmosi con chi l’ha scritto. Un’energia che passa ai lettori attraverso l’autore, quindi da questi lo scrittore è caricato, nel senso che si rafforza nei suoi strumenti espressivi, delle sue convinzioni. In qualità di autore io posso dire solo grazie ai lettori. Dai lettori apprendo tanto. Non mi piace poi questa distanza eccessiva, non credo sia una mia verità. Io sono anche un lettore forte e spesso recensisco o scrivo di testi di altri autori, importanti o meno. Dicono che uno scrittore che sta lentamente uscendo dall’anonimato come me non lo dovrebbe fare, ma io finché posso lo faccio. Si dice che gli scrittori non possono essere generosi con gli altri del mestiere, che ognuno debba pensare a se stesso, ma io appunto sono Gino Pitaro, non ‘gli scrittori’. E li metto tutti in riga, dal primo all’ultimo! (ride, ndr) Scherzo, eh.
E’ più difficile scrivere/pubblicare o promuovere/vendere?
E’ una staffetta. Una fase passa il testimone all’altra. Per promuovere bene ci vuole una pubblicazione curata bene. Pubblicare in modo ottimale non è facile, e per promuovere in maniera più appropriata ci vuole un ufficio stampa. Le grandi case editrici hanno un peso enorme in questo. L’autoreferenza del self publishing o della promozione pura di se stessi non mi convince. Il libro può essere un capolavoro o meno, ma in quanto ‘prodotto editoriale’ è l’espressione di una squadra, non può essere diversamente. Io ho la fortuna di indossare una maglia, quella della Ensemble. Certo, conta anche avere una buona distribuzione o reperibilità in libreria. In ebook affinché la pubblicazione digitale raggiunga un grande numero di persone occorre di più, anche in questo caso le possibilità delle major, con le quali ho ottimi rapporti, sono maggiori.
 
Note biografiche:
Gino Pitaro nasce a Vibo Valentia il 7 luglio 1970. Nel suo percorso svolge varie attività, tra cui quella di redattore e articolista freelance e di documentarista indipendente. Nel 2011 esce il suo I giorni dei giovani leoni (Arduino Sacco Editore), che ottiene buoni riscontri di critica e diviene una delle opere underground più lette nel 2012. Babelfish, racconti dall’Era dell’Acquario è il suo secondo libro, con il quale vince il Premio Letterario Nazionale di Calabria e Basilicata III ediz. (sez. narrativa edita), il premio speciale antologia al Concorso Letterario Caterina Martinelli II ediz., il premio giuria al Concorso Letterario Città di Parole III ediz. – patrocinato dalla Città di Firenze, dall’AICS (sezione cultura), dall’Associazione Artecinema Rive Gauche -, il riconoscimento Libri di Morfeo, 4° posto (Città diSiracusa). Babelfish inoltre è stato segnalato al concorso letterario Percorsi Letterari dalle Cinque Terre al Golfo dei Poeti I ediz.
Tags:
0 Comments

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

© 2008-2020  ❤ 2SeeChange.it Tutti i diritti riservati. Lucia Montauti CF MNTLCU70T63C085T. Realizzato da 2BeOnLine.it

2SeeChange è in ascolto :)

Invia una email da questo form

Sending

Log in with your credentials

Forgot your details?