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LA CASE Books è un editore nato in California, nel 2010, che si è specializzato fin da subito nella realizzazione di prodotti digitali. I suoi volumi sono anche progettati a questo scopo: abbastanza brevi (attorno alle 50 pagine), economici (2-3 euro) e spesso disponibili anche in versione audiobook. Hanno anche un buon successo: titoli come “Area 51: tutta la verità” o “Heinrich Himmler” sono saldamente tra i primi posti delle vendite su iTunes.

LA CASE Books è un editore nato in California, nel 2010, che si è specializzato fin da subito nella realizzazione di prodotti digitali. I suoi volumi sono anche progettati a questo scopo: abbastanza brevi (attorno alle 50 pagine), economici (2-3 euro) e spesso disponibili anche in versione audiobook. Hanno anche un buon successo: titoli come “Area 51: tutta la verità” o “Heinrich Himmler” sono saldamente tra i primi posti delle vendite su iTunes.

I volumi sono tradotti in italiano e acquistabili in tutti gli store digitali. Almeno, fino ad ora.

È del 30 gennaio 2014 la comunicazione del ritiro dei titoli dagli store digitali italiani, a causa dei cronici ritardi nei pagamenti da parte di quest’ultimi.

Dice Giacomo Brunero, direttore editoriale di LA CASE Books, sul loro blog Editoria Digitale (http://editoria-digitale.com) “i distributori italiani non rispettano i tempi di pagamento e questo, per un’azienda statunitense, è intollerabile. Abbiamo provato per la prima volta con un distributore un paio di anni ed è andata male, per recuperare i soldi della prima fattura è stata una disperazione. Abbiamo fatto un secondo tentativo con un altro distributore (in Italia i distributori digitali di fatto sono due), uno che si vanta pubblicamente di “campare con gli ebook” (sic!), e il risultato è stato identico.”

Va avanti con un consiglio “saltate a piedi pari i distributori digitali. Non vi servono a niente se non a farvi perdere tempo e denaro. Stringete accordi diretti con i grandi siti di vendita e buonanotte”.

La casa editrice rimarrà infatti ben presente su iTunes, Amazon, Barnes & Noble, Google, e ora Kobobooks. Ovvero i grossi editori mondiali che, in effetti, hanno abituato anche gli italiani a pagamenti puntuali. Senza ritardi e senza scuse.

Certo, la filiera italiana è diversa. Ricordiamo infatti che in Italia il mercato è “raccolto” attorno a un paio di strutture che fanno da collettori di tutti gli altri, con il risultato che aumenta il numero dei passaggi. C’è però da dire che se questo può giustificare lo spostamento della data di pagamento fissata (diciamo 60 o 90 giorni), questo non spiega un certo “sistema” di gestire i pagamenti per cui la data non è quasi mai rispettata.

Senza entrare nel merito del caso specifico (non conosciamo i dettagli dei ritardi in questione) non si può non pensare al fatto che purtroppo il ritardo nei pagamenti è d’abitudine in molti settori in Italia, a partire dal settore pubblico… e via a seguire in tutti gli altri comparti. E spesso con scuse che poco hanno a che fare con reali difficoltà economiche.

L’azienda svedese specializzata in gestione del credito Intrum Justitia elabora tutti gli anni un EPI (European Payment Index). Quello del 2013 è lapidare: l’Italia è ultima nei pagamenti, con una media nel settore pubblico attorno ai 180 giorni e che si assesta nel settore del consumo a quota 70 giorni. A titolo di paragone la Finlandia è ferma a 15 giorni, ma anche l’Estonia e la Bulgaria viaggiano vicino ai 20 giorni. Per ora, un utopia.

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