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Ironico, schietto, veloce e … tenero.
Ironico per il linguaggio e la chiarezza nel descrivere le maschere che le persone indossano ma soprattutto per il modo in cui riesce a toglierle, senza mezzi termini.

Schietto perché non fa sconti, non utilizza giri di parole e racconta come se il lettore fosse un amico vero, di quelli che poi non vanno a raccontare nulla in giro.
Veloce perché si legge in un sorso.
Tenero perché dietro le frasi fulminee che scatenano sorrisi e risa, c’è una storia. La storia di un bambino, un ragazzo dopo e, infine, un uomo con le incertezze e le piccole sofferenze di tanti di noi.
Un bambino che si è sentito non desiderato, un ragazzo che non riesce ad accettare il proprio corpo, deluso dall’università, che non ha la certezza delle passioni che prova e di ciò che vuole diventare da grande. Confuso dall’amore e dal sesso che scatenano emozioni ingestibili nell’adolescenza e provocano storici momenti di imbarazzo. Un uomo alle prese con il lavoro e le sue regole, fra colloqui improponibili, orari pesanti e offerte economiche deludenti.
E nei cambi di rotta e ripensamenti ecco che, quasi alla fine, leggiamo “non mi rimane che sperare di fare il colpaccio con ‘sto libro e poi davvero vado in Polinesia”.

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