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“…sembravano scorrere, impastati alla sostanza dell’aria, gemiti smorzati e sommessi, lontane fusa feline di cui le orecchie potevano catturare solo i toni più acuti in forma di eco sbiadito”.

Ed è così che Luca Rachetta col il suo romanzo “Oscure presenze” ci apre il sipario su intrecci, dubbi e veri e propri fantasmi, passando dal dolore all’ironia con un ritmo che ritroviamo in ogni suo romanzo precedente. Leggendo un libro si ha sempre l’impressione che sia nato così, che non possa essere stato diverso, è difficile immaginarne contorni differenti. Noi percepiamo fotogrammi del mondo e ignoriamo volutamente il percorso precedente. Lo facciamo anche con la nostra vita, come se oggi non potesse essere che così. Questo libro scioglie questo nodo e mentre ne deforma i confini ci immerge in una trama che potrebbe essere la nostra ed emozioni che non possono essere che le nostre. Ne traspare sottilmente un senso di giustizia, senza vittorie visibili, piuttosto vittorie del pensiero del mondo segreto di un piccolo attore di provincia. Labirinti di pensiero e percezioni diverse di una stessa realtà.

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