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Perché scrivere un libro?

Credo che scrivere un libro non sia un qualcosa di motivabile, piuttosto un istinto, un impulso al pari di quello del pittore che dipinge un quadro, o almeno così è stato per me. Essendo una scrittrice creativa ho semplicemente seguito il filo della mia fantasia e ho generato il mio primo romanzo, in modo sorprendente per me prima che per chiunque altro perché mai prima di quel momento avevo pensato o desiderato diventare scrittrice. Poi durante la stesura mi sono resa conto di rivivere, come se li avessi davanti agli occhi, episodi che credevo completamente dimenticati e soprattutto di respirare di nuovo e in modo più amplificato le sensazioni che mi avevano regalato in passato. Parlo di episodi perché i miei libri non sono autobiografici ma, traslate e frazionate nei vari personaggi, ci sono emozioni e parti di realtà che, grazie alla scrittura sono tornate a galla e ho potuto guardarle con occhio completamente differente da quello coinvolto del momento intenso in cui sono le ho vissute, o ascoltate, e sicuramente in alcuni casi ho avuto l’opportunità di sciogliere nodi che altrimenti sarebbero rimasti latenti ma insidiosi perché pronti a riemergere nel momento più impensato. Insomma scrivere è una forma di terapia, una comunicazione agevolata delle emozioni più profonde perché la carta non è un interlocutore, è quasi uno specchio di ciò che vogliamo dire senza volerne ascoltare il suono.

A cosa stai lavorando al momento?

Ho appena terminato la stesura del mio settimo romanzo – i pubblicati sono quattro ma ne ho tre inediti che sto tenendo in caldo per ragioni di scaglionamento delle uscite – e ora mi sto dedicando alla promozione del quarto, Miami Diaries: mi aspetta una seconda metà di novembre molto intensa, in giro per l’Italia e a contatto diretto con i miei lettori, cosa vitale per me. Poi sto seguendo un importante progetto di cui non posso parlare ma del quale sono entusiasta e ho da poco iniziato a collaborare con Alpi Fashion Magazine per cui mi occuperò della sezione Arte, in particolare mostre di pittura dei grandi ma con uno sguardo anche ai giovani talenti italiani; il mio approccio non sarà quello di un critico d’arte, figura che non mi appartiene e per cui non ho la competenza necessaria, bensì quello dell’artista che ama un’altra forma d’arte, descriverò le emozioni, perché in fondo è questo che sono una scrittrice di emozioni, che fuoriescono visitando una mostra e guardando un dipinto. Il magazine, con mia grande soddisfazione, pubblicherà anche la mia rubrica L’Attimo Fuggente, ricominciandola dall’articolo numero uno, così l’appuntamento settimanale raddoppierà perché il lunedì usciranno gli articoli nuovi sul mio sito www.martalock.net leggibili anche sul mio profilo Facebook Marta Lock e sulla Fan page della rubrica, L’Attimo Fuggente appunto, mentre il giovedì i primi su Alpi Fashion Magazine. Poi continuo a pubblicare, come faccio ormai da quattro anni sul mio profilo Facebook, i miei aforismi quotidiani che ho deciso di chiamare Pensiero della sera e che sono molto seguiti e attesi dai miei lettori… insomma, la mia vita non sarebbe più concepibile senza la scrittura, tutto ruota meravigliosamente intorno a lei.

Quali sono le difficoltà della pubblicazione?

Purtroppo essendo aumentati notevolmente gli aspiranti scrittori sono aumentate molto anche le case editrici medio piccole che, se da un lato danno la possibilità a molti di farsi conoscere, dall’altro a volte ricorrono agli espedienti per mascherare quella che di fatto altro non è che una richiesta di contributo alla pubblicazione. Alcune case editrici più grandi, congestionate dalle migliaia di manoscritti che arrivano quotidianamente sulle loro scrivanie, sono costrette a fare una selezione in base alle segnalazioni che arrivano loro o direttamente o dagli agenti letterari con i quali collaborano, che spesso a loro volta sono i primi a chiedere contributi agli autori addirittura per leggere la scheda del libro, o sinossi che dir si voglia. Dunque a chi è ben deciso e determinato a perseguire il proprio sogno non rimane che rivolgersi alle case editrici più piccole tra le quali si nascondono le più pericolose insidie – tipo contratti improponibili, percentuali sui diritti d’autore bassissime, richiesta di cessione di diritti per decenni, addirittura nei casi peggiori si arriva alla vera e propria falsificazione dei resoconti di vendita – anche se, di contro, è proprio tra le moltissime piccole che si trovano gli editori più seri che prediligono in modo totale e assoluto il talento e soprattutto il lancio degli esordienti. Perciò è necessario prestare enorme attenzione a chi si affida la produzione della propria opera e, soprattutto, non farsi prendere dalla fretta di essere pubblicati subito e a qualunque costo ma aspettare di trovare qualcuno, anche un solo editore, che creda nel lavoro svolto e che si innamori dello stile di scrittura di chi propone il manoscritto.

Trovi che l’editoria sia alla ricerca di contenuti di qualità o commerciali?

Purtroppo in un momento storico in cui l’economia mondiale è in crisi si è sviluppata una corsa al guadagno che fa perdere di vista la qualità. E’ molto più facile pubblicare un libro che potenzialmente farà vendere tantissime copie senza bisogno di faticare molto piuttosto che prendersi carico della promozione di un’opera che presenta un livello qualitativo superiore ma che non tratta i temi che attualmente fanno vendere di più… oggi è tutto cambiato rispetto al passato, gli autori non dovrebbero adagiarsi pensando che le case editrici si occupino di tutto bensì devo essere loro i primi a occuparsi della propria carriera, del contatto con il pubblico che dovrà essere mantenuto costantemente e di organizzarsi delle occasioni di incontro che, se anche possono non avere un riscontro economico immediato in termini di vendita al momento, lo avranno sicuramente in termini di popolarità. Poi, certo, molto fa lo stile e l’apprezzamento delle persone ma io credo molto nel merito e nel talento e sono convinta che prima o poi chi piace, pur non ricorrendo a strade più facili, arrivi anche se deve sudare e faticare un po’ di più rispetto agli altri.

Come si vende un libro, vendendo il contenuto o il personaggio-autore?

Beh si possono verificare entrambe le opzioni, nel senso che ci sono dei libri che hanno venduto moltissime copie e di cui pochi ricordano il nome dell’autore, tanto quanto esistono personaggi, in particolar modo quelli che lavorano nei media sicuramente avvantaggiati dall’enorme popolarità che regalano i mezzi televisivi e radiofonici, che vendono a prescindere dal contenuto dei loro libri. Ma questo fa parte della normalità delle cose soprattutto in un paese come l’Italia dove l’orientamento alla letteratura è ancora al di sotto della media europea e credo che questo sia, in qualche modo, imputabile alla radice classica della scrittura italiana che a volte la rende poco attuale non tanto nei contenuti quanto nel modo di esprimersi e che la fa risultare noiosa agli occhi di chi consuma le informazioni e le immagini molto velocemente, tra cinema, televisione e computer. Credo che rendendo la letteratura avvincente come un film, parlando di noi come siamo oggi, con le nostre nevrosi, le insicurezze ma anche la voglia di farcela e la positività che rende la vita più bella, noi scrittori potremmo conquistare quella fetta di potenziali lettori che oggi ci ritengono pesanti.

E’ più difficile scrivere/pubblicare o promuovere/vendere?

Per me che sono una scrittrice creativa la cosa più facile da fare è sicuramente scrivere, come dicevo nella risposta precedente, non potrei fare nient’altro: per me un foglio bianco non è un semplice foglio bianco, è spazio da riempire con le parole. E dire che i miei romanzi sono lunghi è quasi un eufemismo, non riesco a concluderli prima delle quattrocento pagine! Da buona creativa però non sono molto brava a vendere perciò mi promuovo facendomi conoscere in molti modi, attraverso gli aforismi, gli articoli de L’Attimo Fuggente, incontrando i miei lettori e parlando virtualmente con loro in modo costante e, a quel punto, aspetto che le vendite vengano da sé. Il resto, parlo di distribuzione, forniture, evasione di richieste, presenza nei bookstore on line, dovrebbe essere assolutamente appannaggio delle case editrici. Insomma, per riuscire bisogna credere molto in se stessi, armarsi di energia positiva e fiducia nelle proprie possibilità e non aspettare mai che le cose ci piovano dal cielo, quello succede una volta su un milione, il resto è frutto della gavetta e del sudore della fronte ma proprio per questo è tanto bello raggiungere i risultati.

BIBLIOGRAFIA:

Notte Tunisina, pubblicato a dicembre 2011

Quell’anno a Cuba, pubblicato a luglio 2012

Ritrovarsi a Parigi, pubblicato a gennaio 2013

Miami Diaries, pubblicato a marzo 2014

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