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L’avvento dell’editoria digitale sia per la componente tecnologica dei supporti (eReader e device evoluti come iPad) sia per la componente editoriale (eBook e le piattaforme eCommerce) è ormai evidente. Il problema che ha di fronte l’industria editoriale italiana, specie per la parte di distribuzione commerciale, è complesso e articolato. Sarebbe bene non ripetere gli errori fatti dall’industria musicale, apparentemente diversa ma con notevoli punti di contatto.

Il mio interesse è quello di un lettore ovvero di consumatore di contenuti e, come tale, osservo tre distinte linee di sviluppo delle tecnologie di distribuzione:
– l’edicola digitale personale, cioè la distribuzione di giornali, periodici e fumetti digitali;
– la libreria digitale personale, cioè la distribuzione di libri “di consumo” quali romanzi, instant book o guide, a breve conservazione;
– la biblioteca digitale personale, cioè la distribuzione di libri e testi di riferimento o comunque a lunga conservazione.

Nel mio caso, ad esempio, l’edicola personale mi permette l’accesso a CdR, Repubblica, Foglio, NYT, vari Comics; la libreria personale contiene romanzi gialli o di fantascienza e alcuni saggi; la biblioteca personale contiene testi di riferimento di ingegneria del software, articoli scientifici, grandi classici della letteratura.

L’edicola digitale è quella al momento (secondo semestre 2010) in più tumultuoso divenire; vi accedo grazie ad un iPad. Giornali, periodici e fumetti sono facilmente scaricabili da Internet, in molti casi gratuitamente. Tuttavia, entro pochi mesi o forse settimane, la maggior parte dei contenuti freschi sarà a pagamento. Non è chiaro se ci saranno abbastanza lettori paganti per ciascuna testata digitale: se il mercato non reggerà seguirà un ridimensionamento dell’offerta. È più che possibile che le edicole reali e in generale la distribuzione del materiale venduto in forma cartacea risentiranno economicamente della distribuzione digitale. Certamente le redazioni che creano quotidiani e periodici stanno cambiando; il modo in cui i contenuti sono presentati cerca di sfruttare efficacemente il nuovo medium di lettura (questo è particolarmente evidente per i fumetti) e dunque le edizioni digitali spesso sono più accattivanti di quelle cartacee. Personalmente credo che continuerò a leggere sporadicamente i giornali di carta al bar e i fumetti di carta dal barbiere,ma acquisterò solo contenuti digitali.

La mia libreria digitale è molto meno attiva, a causa del ritardo tecnologico dell’editoria italiana. Nelle reti peer2peer si trovano edizioni pirata dei principali best seller e di molta fantascienza classica, e questo è quanto. I romanzi che ho acquisito li ho caricati su un paio di eReader (possiedo un BeBook e un Boox) e li condivido con la famiglia. Rispetto all’iPad, gli eReader basati su ePaper consumano meno e sopratutto affaticano meno gli occhi, ma non sono adatti né per l’edicola né per la biblioteca digitali, perché è carente la capacità di navigare su Internet. In ogni caso anche qui prevedo di comprare molta meno carta, purché gli editori mi offrano l’edizione digitale a un prezzo ragionevole. Certamente sarebbe essenziale avere una piattaforma di riferimento, uno “store” italiano per l’editoria, digitale e non. Si sente la mancanza in Italia di grandi players della distribuzione digitale, come per esempio Apple o Amazon.

La mia biblioteca digitale è in effetti molto ricca, essendo alimentata da abbonamenti professionali ai principali editori internazionali. La biblioteca consiste di parecchie migliaia di articoli scientifici e qualche centinaio di testi di riferimento; ho raccolto entrambi i tipi di documenti sul mio portatile perché di solito li leggo quando scrivo un lavoro di ricerca, e voglio potervi accedere anche quando non sono online.

Per concludere:
L’edicola digitale è in piena espansione, ma è troppo presto per vedere emergere un modello di business dominante. Chi si occupa di editoria lato produzione dovrebbe sopratutto investire per creare il mercato italiano delle librerie digitali. L’economia delle librerie reali non sarà danneggiata sul medio termine, almeno sino a che l’editoria scolastica non trasmigrerà in massa nel digitale. I dispositivi e i formati dei documenti attuali però non sembrano quelli più adatti per gli studenti. Per avere un impatto forte sulla scuola occorrerà forse un decennio di evoluzione tecnologica o, più probabilmente, un cambio di generazione (25 anni). Infine, vedo più difficile per l’Italia una presenza forte nel campo delle biblioteche digitali, a causa sia della scarsa diffusione della nostra lingua nel mondo sia dell’ignoranza diffusa della lingua inglese, cosa che ci ostacola nel creare contenuti in tale lingua. Probabilmente ci sarebbe spazio per un’editoria digitale internazionale specializzata in “Italian style life” (turismo, moda, cucina, ecc), ma chi ha voglia di provarci?

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