This Post Has Been Viewed 5 Times

Tempo stimato per la lettura: 13 minuto (i) & 57 secondo (i)

È il tuo primo libro?

Sarebbe più preciso dire che è il primo per il quale mi sono cimentata con la pubblicazione. La prima persona che devo ringraziare è Beniamino Soressi di Paradigmi. Se non fosse stato per lui anche il mio libro That’s Amore sarebbe rimasto sul fondo del fatidico cassetto che chi scrive, ahimè, conosce negli angolini più reconditi.

Ho perseguito il mio sogno proprio come Clizia, la protagonista di That’s Amore.

Ognuno di noi ha dei sogni. Se noi per primi non ci crediamo, rimarrà il rimpianto di non averci provato.

Perché scrivi?

Da anni me lo chiedo. Supposizioni fantasiose, convinzioni fugaci e repentine smentite.

Qual è il motivo che mi induce a tardare la notte davanti a un cursore luminoso che lampeggia impaziente? O a destarmi al mattino ad appuntare una frase su un quadernetto o in un qualunque altro momento della giornata a scribacchiare su fogli “di fortuna” un’idea prima che scivoli via, prima che la quotidianità la risucchi nel suo vortice? Vorrei capovolgere la pagina e leggere la risposta a quest’enigma.

Mi piace pensare che la soluzione coincida con quella identificata da Barthes: la scrittura come «un atto di solidarietà storica» fra l’opera letteraria e l’area sociale entro cui essa agisce e a cui si rivolge. Scrivere non è solo una responsabilità sociale ma anche la mia via di fuga. Scrivere è libertà, è la mia terapia contro la frenesia quotidiana.

Il tempo in cui scrivo è la conquista del mio spazio, il dialogo con la parte di me che, per pudore o timidezza, sottraggo agli altri e talvolta persino a me stessa.

Il testo che proponi racconta una storia di vita fra Bologna e Parigi, sono città che conosci bene e che ti affascinano per qualche motivo?

Ho avuto la fortuna di visitare entrambe queste città. Bologna molti anni fa. Mi aveva colpito la sua dinamicità, la sua vivacità culturale e artistica. Il centro storico ha qualcosa di mistico e occulto con le sue chiese, i palazzi d’epoca e le sue torri medievali. Ma non solo storia e arte. Io sono una golosona e Bologna, La grassa, non poteva non prendermi per la gola. Parigi è una delle capitali più romantiche al mondo. Lo so è un cliché, ma che ci posso fare se mi ha stregato? Qualche anno fa ho festeggiato con mio marito il nostro decimo anniversario di matrimonio. L’abbiamo visitata quasi senza sosta per un’intera settimana (ovviamente ho infarcito il mio quadernetto di appunti, biglietti, scontrini). Ciò nonostante abbiamo visto una minima parte di quello che ha da offrire. Mio marito ha dovuto tirarmi fuori a forza da Shakespeare & Co. Secondo voi come reagirà Clizia quando si troverà in questa libreria storica?

Sì, Parigi mi è rimasta nel cuore e, perché no, magari un domani avrò la possibilità di presentare That’s Amore al Sunday Tea proprio tra i divanetti e gli scaffali di Shakespeare & Co. Spero che non sia letto come presunzione, ma solo come il corollario di un sogno che si chiama That’s Amore.

Il motivo di sottofondo sembra essere: bisogna avere coraggio per esser felici, se lasci il passato il futuro si intreccerà di inaspettato, è corretto?

Questo è un romanzo sentimentale, ma non va confuso con il mellifluo o l’erotico. Nulla di tutto ciò. C’è anche una storia d’amore tra due ragazzi normali con i loro problemi, le loro difficoltà caratteriali e relazionali. Ma non è solo quello.

Quello che vorrei è che That’s Amore lasciasse nei lettori un messaggio di speranza.

Pietro il padre di Clizia che, pur trovandosi nella terra dei giusti, è presente in tutto il romanzo, dice alla figlia: «Piangi, versa tutte le tue lacrime. Quando saranno finite, raccoglierai i cocci da terra e ripartirai più forte di prima». Quindi, sì è corretto: sul passato germoglia il futuro. Insomma la parola chiave in That’s Amore, e credo anche in questo momento storico della nostra società, è reinventarsi.

Ognuno di noi è molto di più di quello che mostriamo al mondo. Se noi per primi ci crediamo anche gli altri se ne accorgeranno. Non è un caso che il libro inizi con una frase di Marcel Proust da Il tempo ritrovato: Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso.

Ecco, se That’s Amore fosse quello strumento ottico anche solo per uno dei miei lettori, allora forse, potrei dire di aver scritto un testo valido.

Quali sono le difficoltà della pubblicazione?

Sono stata fortunata in questo, il mio agente letterario mi ha consigliato e guidato e l’opportunità è arrivata molto presto.

È più difficile scrivere/pubblicare o promuovere/vendere?

Non c’è nulla di facile. Terminata la prima stesura, che di solito è prorompente, in cui si svela la mia parte passionale, il seguito è faticoso e richiede costanza, dedizione e un vero e proprio programma.

La parte stimolante è la fase della scrittura creativa, dove ogni sera incontri i tuoi personaggi come vecchi amici, chiacchieri con loro, ti confidi, ascolti i loro racconti, vedi quello che vedono loro e senti quello che provano.

La fase delle revisioni è faticosa e sembra non avere mai fine. Sembra di svuotare il mare con un cucchiaino. Poi arriva il giorno della pubblicazione, emozioante.

La fase di promozione è complicata e delicata ma mi ha permesso di conoscere persone, prima ancora che lettori, eccezionali che di certo, altrimenti, non avrei mai incontrato.

Perciò grazie al mio libro per tutto questo!

Tags:
0 Comments

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

© 2008-2021  ❤ 2SeeChange.it Tutti i diritti riservati. Lucia Montauti CF MNTLCU70T63C085T. Realizzato da 2BeOnLine.it

2SeeChange è in ascolto :)

Invia una email da questo form e segnala innovazione o news

Sending

Log in with your credentials

Forgot your details?