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La pirateria informatica include professionalità, persone e filosofie.

Il pirata è un appassionato e un curioso, un amante della sfida, sfida infatti continuamente se stesso cercando di entrare in sistemi sempre più complessi, dal sistema bancario alla Nasa.

Internet, la rete delle reti e’ nata per condividere informazioni e quindi poggia su una struttura base di libera condivisione.

Costruire “stanze blindate” (banche, documenti ecc) sopra un sistema realizzato per condividere e’ come mettere una serie di allarmi al Colosseo e stupirsi se poi qualcuno raccoglie un foglio dal pavimento su cui e’ scritto “non toccare”.

Diciamo che e’ stato adattato uno strumento di condivisione di documenti ad obiettivi commerciali e quindi si sono poi sviluppati sistemi di sicurezza accurati (gli allarmi senza porte e senza mura) perché chiunque con una conoscenza approfondita di quel mondo può di fatto accedervi liberamente. L’errore e’ stato l’adozione di un sistema pensato per fare una cosa e pretendere di farci altro.

L’hacker e’ quindi qualcuno con capacita’ e know how sufficienti a danneggiare sistemi o reperire informazioni e che può decidere o meno di farlo a sua discrezione e secondo i propri interessi, e’ chiaro che nessun hacker entrerà mai in un sistema a cui non e’ interessato, possiamo quindi dire che un sistema e’ sicuro in funzione del numero di persone che possono renderlo non-sicuro in relazione al livello di interesse che il sistema stesso può suscitare in queste persone.

Come in ogni altro settore ci sono quelli che fanno da apripista con nuove tecniche, quelli che copiano o imitano gli altri e quelli che usano software preconfezionati per entrare in qualche porta chiusa (cracker). Il numero di persone appartenenti a questi gruppi diminuisce man mano che si alza il livello di complessità.

Un hacker può essere mosso da grandi filosofie come la difesa dell’informazione libera e accessibile a tutti o la protezione di deboli e oppressi come nel caso di Julian Assange e il suo progetto Wikileaks su cui hanno scritto il film il Quinto potere o della privacy come nel caso di Edward Snowden su cui hanno scritto il film che porta il suo nome.

Oppure può essere mosso da motivi/obiettivi personali come testare o dimostrare le proprie capacita’ perché e’ chiaro che non tutti possono diventare hacker, diventarlo richiede oltre a grande competenza anche grande dedizione.

Essere un hacker rende indipendenti e liberi, perché non ci sono più limiti.

Anonymous, più che un’organizzazione diciamo che e’ occasione di caccia in branco, quando si rende necessario, alcuni hacker si accordano, infatti, per raggiungere un obiettivo comune, generalmente di ampio respiro.

I pirati vengono anche categorizzato come bianchi o neri: white hat e black hat. Aggiungo alle definizioni di wikipedia che un white hat e’ a servizio di compagnie, enti, governi o organizzazioni e opera per fortificare un sistema mentre il black hat e’ un autonomo che non risponde a nessuno, non e’ “incasellato” in nessuna logica, filosofia, attività o organizzazione ad eccezione di ciò che sceglie. Nessuno dei due esisterebbe se non ci fosse l’altro.

Ogni volta che un dispositivo è agganciato alla Rete è attaccabile e hackerabile, ha un livello di debolezza che dipende da quanto è forte l’hacker da una parte e da quanto sei forte tu dall’altra: è solo un gioco di competenze e capacità. Se non vieni hackerato i motivi sono tre:

  • sei un hacker
  • non susciti interesse
  • agli hacker va bene che tu esista e mantenga le tue attività online.

Essendo l’hacker una delle professionalità più ricercate e pagate e’ nata anche una certificazioneEC Council CEH Certified Ethical Hacker perché’ quando ingaggi qualcuno per difenderti, ingaggi un hacker.

L’hacking sancisce la democrazia su web, infatti in questo mondo vince la vera competenza e in alcuni casi (quando ti salvi) il colpo di fortuna.

 

Su Julian Assange e il suo progetto Wikileaks puoi vedere il film Il quinto potere

Su Snowden e la sua lotta per la privacy puoi vedere il film Snowden

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