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I libri in formato elettronico hanno moltissimi pregi: sono facilmente “trasportabili”, permettono ricerche veloci, si può sottolineare copiare incollare, insomma tutti i pregi del digitale. Personalmente non ho ancora approfondito le piattaforme hardware ma garantisco che passo ore e ore a studiare articoli tecnici sul Web e quando ho un libro “vero” in mano provo una sensazione di benessere, anche i miei poveri occhi, stressati almeno 12 ore al giorno da LCD irriverenti, ringraziano.

È interessante invece fare un punto più filosofico su questo passaggio. Accomunerei le edizioni elettroniche, più o meno protette, per la leggerezza con cui possono essere edite: stampare un libro è costosissimo, conosco decine di avvenenti neo scrittori che ogni giorno lottano per vendere una copia in più, spalleggiando tra un editore che chiede il 50% e siti web che offrono il servizio di stampa a prezzi da best seller prima stampa. Il digitale è leggero, è facile, è immediato.

Il pericolo: l’eliminazione di un passaggio valutativo.

Se prima il path era: scrittore > editore > pubblico.

Oggi il path diventa: scrittore > pubblico.

Il rischio è quello di avere un infinito numero di edizioni di basso valore qualitativo. Non dico che tutti quelli che fanno eBook non valgono. Più volte mi è capitato di leggere sedicenti eBook, magari ben formattati, ma con contenuti banali. Se pensate non è nulla di nuovo. Abbiamo già visto una situazione simile con l’apparizione dei blog. Dal giornalismo inarrivabile delle redazioni alla possibilità di pubblicare online in pochi click e con un pò di savoir fair un pubblico potenzialmente infinito. Un’evoluzione con tante variabili: un giornalismo che ha ridotto la qualità con la scomparsa quasi totale delle grandi firme, in luogo di giovani editorialisti sottopagati, una blogosfera sempre più forte e alcune top star del blog che raccolgono più consenti , e potere, di molti che scrivono sul circuito ciclostilistato. Il potere vero della blogosfera rispetto al giornalismo, quando viene consentito, è il confronto continuo. Chi sceglie di scrivere online accetta la pubblica inquisizione. Chi con coraggio sfida la folla “duepuntoZZero (da non confondere con duepuntozero) apre liberamente la propria piattaforma ai commenti: un pò come nell’arena romana, in attesa di quel pollice dritto o verso.

Sarò un inguaribile romantico ma per me il libro è carta, è tattile, è rumore della carta, è il suo odore, è la lucina della sera sul comodino posizionata bassa per non disturbare. E’ anche la luce che si spegne. L’informazione invece è online. L’informazione oggi è saldamente legata alla dimensione tempo: la carta è lenta, il Web è, come ho scritto sul mio Blog (http://blog.merlinox.com/realtime-live/) e su Blog Magazine (http://www.blogmagazine.net/online-blogmagazine-gennaio-2010/), tempo reale.

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