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Negli ultimi anni ‘70 proposi a un noto editore di produrre libri registrati in audio su cassetta. Sembrava interessato, descrissi l’iniziativa, invece il progetto non andò a buon fine e interrompemmo i rapporti, successivamente poi produsse una dozzina di titoli e non ebbero successo, forse anche per un errore nella scelta dei contenuti. Oggi con il software di Anastasis è possibile ascoltare la lettura di testi digitali in varie lingue.

Nel 1986 dedicai un capitolo del mio libro “Rinascimento Prossimo Venturo” all’editoria elettronica su video e nel 2000 misi online (www.printandread.com) alcuni miei libri in italiano e in inglese, che continuo a offrire.

 

Attualmente mi accade ogni tanto di scaricare da Web libri con vari livelli di qualità. Google ha digitalizzato in forma molto rozza ogni sorta di libri per i quali sono scaduti i diritti di autore. Leggerli in formati sciatti e pieni di errori di stampa è disagevole, ma consultarli per controllare una citazione è utile e gratuito. Ho recentemente utilizzato vari tipi di eReader e non sono spiacevoli anche se la prospettiva di avere un altro gadget per leggere libri non è attraente. Mi ricorda un racconto di Asimov in cui un personaggio inventava un gadget che permetteva la lettura di un testo. Era leggero, maneggevole, si poteva accedere istantaneamente a ogni parte dell’opera senza attendere riavvolgimento di nastri, non aveva bisogno di alimentazione elettrica, né di pile. Era ovviamente un libro tradizionale. Disporre di testo in forma digitale può essere molto comodo: si trasmettono via e-mail, si stampano parti, si consultano sullo schermo. Sono, però, maledetti dagli insulsi cambiamenti di formato. Nel mio computer ho testi in Word registrati negli anni ‘90 e non possono essere letti da Word 2003, sono costretto a tradurli utilizzando un vecchio computer. È un ostacolo ridicolo e indebito: un fornitore di SW dovrebbe garantire la compatibilità bidirezionale dei suoi stessi prodotti. Quando ritrovo miei testi antichi scritti in Oliword su un M28 degli anni ‘80 devo tradurli (su vecchio computer) da otx in ascii, poi da ascii in txt e finalmente in RTF o in Word. Questa tecnologia, dunque, è ostile e contorta. I libri della mia biblioteca, invece, li posso leggere tutti, dal mio incunabolo di Luca Pacioli del 1496 a quelli stampati ieri dopo 514 anni. Con le email antiche da .eml in poi, si verificano guai noti a tutti. La mia prudenza ha evitato la perdita di dati e testi a causa di guasti nei dischi magnetici. Ho ancora alcuni floppy da 5 pollici e ¼ e molti sono ancora leggibili, ma alcuni no. I fabbricanti, dunque, non proteggono i nostri investimenti. Obiettano che i loro prezzi continuano a scendere tanto che i nuovi supporti, molto più efficienti di quelli antichi, sono, a tutti gli effetti, gratuiti. È falso: il costo di tempo per trasferire i dati vecchi su supporti nuovi è considerevole, quando mi ci sobbarco, mi sembra di essere un amanuense antico. Vincono ancora i libri di carta: quando ne sono state stampate migliaia di copie non è troppo arduo ritrovarne almeno una. Mi pare di aver sentito che varie registrazioni di imprese spaziali della NASA sono andate perse o si sono degradate gravemente.

È invalsa l’abitudine da parte di molti di aggiungere a loro messaggi una nota: “Se non è essenziale, non stampate questo documento per proteggere l’ambiente”. Lo trovo irritante. Decido io cosa stampare, anche se non trovo disagevole leggere un libro intero sullo schermo da 22 pollici di un laptop, soprattutto se uno sta attaccato al laptop già varie ore al giorno per lavoro o per comunicare.

Bisogna stare attenti a non lasciarsi invischiare nell’uso compulsivo e irrinunciabile di gadget. So bene che potrei avere connessione mobile con ADSL e scaricare posta, giornali, film, telegiornali, intrattenimento TV dovunque io sia. Nessuno mi obbliga a farlo. Ridimensioniamo il concetto stesso di urgenza. Quando lavoro o comunico con persone che per me sono importanti, non mi piace incontrare ostacoli. Però ogni tanto stacco: smetto di lavorare e non sento alcun imperativo di comunicare subito ad altri l’ultima idea che mi è venuta in mente. Meglio rilassarsi e meditare. Dopo una pausa chiarificatrice, i miei messaggi saranno migliori. Se altri ha urgenza di comunicarmi qualcosa, spesso mi accorgo che non condivido affatto quell’urgenza.

I gadget di ogni tipo, infine, possono degradare le nostre capacità di memoria. Platone nel Fedro racconta del Dio egiziano Theuthche inventò la scrittura e presentò l’invenzione al re Thamus. Il re lo biasimò duramente: ora la gente non avrebbe più coltivato la memoria, avrebbe scritto le nozioni nuove invece di impararle. Avrebbe creduto così di sapere tanto, mentre non sapeva niente. Ogni tanto mi telefona un amico: “Ho perso il cellulare in cui avevo registrato la rubrica, puoi ridarmi il tuo numero?” Io, invece, ho fatto il bagno al mare col cellulare in tasca. È andato distrutto, ma non avevo registrato alcun numero. I 200 numeri di telefono che chiamo più spesso li conosco a memoria. Quelli che uso più raramente sono scritti su carta, in copie multiple.

Taluno disprezza gli eBook perché non danno la bella sensazione tattile della carta delle belle edizioni. Dissento: tengo di più ai contenuti che ai contenitori. Dovremmo sforzarci di più a scrivere bene su cose interessanti e non abbandonarci a leggere testi irrilevanti e improvvisati sull’ultimo supporto appena inventato.

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