Pubblicato su Il Project Manager / Franco Angeli

Con il contributo di Paolo Barberis (fondatore Nana Bianca, consigliere innovazione governo Renzi e fondatore Dada).
DOI: 10.3280/PM2012-012003

C’è un’Italia che sta ripartendo, concentrata a creare valore.
Le StartUp, nelle loro diverse forme e modi di operare, contribuiscono, infatti, allo sviluppo di nuove opportunità, dando visibilità ad iniziative, progetti, know-how, investitori, e a tutti coloro che operano per organizzare questi elementi, innovando e sperimentando.
Al centro c’è l’idea, ma subito attorno la necessità di realizzazione, il processo di trasformazione, l’energia incanalata per raggiungere l’obiettivo. Energia, talvolta invisibile ma forte e reale, che si nutre anche della capacità di gestire progetti, più o meno complessi.
Incubatori ed Acceleratori
Il modus operandi improvvisato, senza la competenza e l’esperienza necessarie, sta gradualmente lasciando il posto a chi invece ha know-how e la capacità di trasmetterlo. Parliamo in questo caso di persone e gruppi organizzati di persone che, trasmettendo conoscenza, rendono possibile la realizzazione di StartUp di successo: incubatori ed acceleratori.
Si tratta di strutture il cui scopo è quello di attrarre idee e progetti trasformandoli, all’interno, in StartUp vere e proprie.
Sono pertanto realtà a supporto delle  StartUp, che, creando nuovi spazi fisici e virtuali, mettono a disposizione strumenti, conoscenza, investimenti e contatti.
Paolo Barberis ha costituito nel 1995 Dada, una società che ha favorito lo sviluppo del web in Italia; più recentemente ha fondato l’acceleratore fiorentino Nana Bianca, fra le sue numerose iniziative e collaborazioni lo troviamo impegnato anche nella task-force governativa che risponde al Ministro Passera, avente l’obiettivo di semplificare e supportare il mondo delle StartUp italiane, non solo appartenenti al settore web.
Dall’idea al progetto
Ogni cosa che creiamo è, in effetti, legata a come percepiamo la realtà che ci circonda. L’intuizione è una forma magica di pensiero: c’è chi è capace di attirarla e chi è capace di trovarla.
L’idea è un mix di intuizione e di capacità di concretizzare un’intuizione, vedendone le forme prima che venga realizzata. Il tempismo o la fortuna di volere e poter costruire, di essere pronti al momento giusto, sono fondamentali quando si parla di un concetto da realizzare.
Bisogna sapersi circondare di persone capaci, mettersi sempre in discussione, e gli altri con noi.
Non tutte le “idee” sono Idee
Non tutto ciò che possiamo, inizialmente, etichettare come idea è sempre un’idea che può avere un seguito, che può cioè essere concretizzata, oppure che può essere concretizzata così come l’abbiamo pensata.
Una trasformazione, non dell’intuizione ma del suo habitat, della coreografia, dell’applicazione, del posto virtuale dove può crescere, della forma che può assumere, fanno la differenza.
Un’idea va quindi compresa e contestualizzata, analizzandone punti di forza e punti di debolezza e costruendoci intorno un modello di business che abbia senso nel momento in cui si prevede di lanciarla e nel tempo successivo, necessario ad affermare l’iniziativa e a renderla eventualmente appetibile per grandi palyer.
Una StartUp non è solo un’idea e nemmeno è necessario che parta da una nuova idea per avere successo.
Una nuova idea non è, infatti, necessariamente una buona idea e non è necessariamente genesi di una StartUp di successo, così come una variazione di qualcosa di esistente non è necessariamente una cattiva idea e non è necessariamente il punto di partenza non corretto per una StartUp.
“Esiste già” è solo un pregiudizio, non un buon concetto sul quale basarsi per valutare un’idea o un progetto.
“Non ha un buon Business Case, non è sostenibile” può essere invece un buon punto da cui partire.
“Fattibile” non è “semplice”
La semplicità e la chiarezza, aiutano a creare soluzioni intuibili. L’essere intuibile, per un prodotto, è ciò che lega l’utente ad una soluzione. Ogni energia spesa per comprendere un prodotto, viene, infatti, tolta a ciò che l’utente ricerca davvero.
In questo campo dobbiamo quindi fortemente considerare nel progetto il “fattore semplificazione”.
L’Idea non è una StartUp
Ciò che desideriamo, ciò che siamo o saremmo capaci di fare, non è farlo.
Chi ha un’idea dunque dovrà mettersi in gioco in un percorso fatto di prodotto, piano e metriche, di discussioni e cambi di percorso che adattino il business, cuore dell’impresa, all’intuizione iniziale.
Una StartUp non è una scommessa, è una cosa concreta con alto livello di mortalità, se non costruita con i passi corretti, con le risorse necessarie e con fondamentali capacità di analisi. Credere nell’idea è importante, anche non perdere il “centro” lo è; ma è altrettanto fondamentale non affezionarsi troppo, per evitare di perdere l’obiettività. La fattibilità di un progetto è il primo mattoncino per costruire una StartUp e il valore che la delinea.
Bisogna avere la forza di realizzare l’idea, ci vuole coraggio per crederci e i numeri in fondo devono tornare.
Business Case e Business Plan
Business Case e Business Plan non sono un esercizio di abbellimento.  Entrambi sono, in realtà, strumenti per pensare in termini di business. Servono a pensare in concreto, sono un modo obiettivo di pensare il business e non sono emotivi.
Non servono a rendere appetibile l’idea, ma a chiedersi:
– a quali bisogni risponde l’idea e se sono reali, definire il target: senza un bisogno non esiste impresa;
– quale sia il cuore dell’idea, cosa contiene l’idea (utenti, informazioni, prodotti): senza un contenuto non esiste impresa;
– all’interno di quale spazio e di quali circuiti vive l’idea, e quali sono le relazioni attuali e potenziali: senza connessioni non esiste impresa;
– l’inventario: cosa serve per partire e per continuare a vivere (persone per fare e condividere, risorse finanziarie, partner, strumenti), senza le persone con cui confrontarsi e costruire non esiste impresa, senza risorse non esiste impresa;
– fattibilità e SWOT: senza analisi non esiste business;
– definire lo slogan, cuore dell’idea, per comunicare il modo chiaro e semplice: senza comunicazione non esiste impresa;
– cosa siamo disposti a cambiare nel tempo, quelle che potremmo definire le parti “fisse” e le parti “mobili” del progetto: senza capacità di apprendere, senza proiezione e la capacità di leggere gli eventi ogni giorno non esiste impresa.
Il socio: un amico con cui confrontarsi
Servono persone di fiducia, persone obiettive ed entusiaste con cui condividere, discutere e lavorare. Persone disposte a crederci e a mettere il proprio tempo a disposizione, con capacità diverse per rendere un’idea un vero progetto.
Dividere un’idea non è facile.
Tanto tanto lavoro
Chiedere a chi ha già realizzato una StartUp oppure a chi ne supporta molte, rende più chiaro il lavoro che c’è all’inizio. Armarsi di pazienza e non demotivarsi quando arrivano dei “no”, permette di formulare nuove soluzioni o comunque di testare la capacità di affrontare le difficoltà, che sono sempre molte. L’altro aspetto da considerare è non disperdere energie e appoggiarsi a chi ne sa più di noi per apprendere, con umiltà, le basi di un percorso che può portare gratificazione e, spesso, cambiarci la vita.
Startupper
Sa viaggiare con la mente, farsi domande di continuo, cercare soluzioni, risolvere problemi in modo creativo, ricercare approcci “win-win”. Ha lo sguardo fisso sul progetto. Imprenditore e ricercatore in senso ampio allo stesso tempo.
La conoscenza è un insieme di informazioni che si può acquisire o comprare, l’amore per un progetto no.
Avere spirito imprenditoriale non vuol dire aver voglia di fare o buttarsi ma avere la capacità di costruire un business che funziona: saper fare i conti, saper scrivere un Business Plan, o trovare chi sa farlo, farsi domande e chiedersi “quanto sarei disposto a spendere per questo progetto se non fosse mio?”
Lanciarsi in un progetto senza concretezza non e’ coraggio. Il coraggio sono notti insonni a scrivere e riprogettare, incontrare persone e sapere incassare i colpi.
Le opportunità per decollare
Incubatori, Acceleratori, Fondazioni, Venture Capital, Business Angels, spazi per co-working.
Sono le entità e le strutture che aiutano a decollare. Un progetto, per realizzarsi, ha, infatti, bisogno di competenze, di capitale, di strumenti e di spazi.
Nella fase iniziale è possibile autofinanziarsi oppure affidarsi alle Università facendo realizzare un prototipo o parte del progetto come tesi, in questo modo si può testare la soluzione e renderla appetibile. In questa fase sono importanti anche ambienti che favoriscono il co-working e che mettono a disposizione spazi ed attrezzature.
Per la fase successiva sono necessari capitali, più o meno importanti in funzione dell’oggetto del progetto, che permettano di realizzare la StartUp vera e propria. “Due progetti in uno”: il progetto di impresa e quello di prodotto.
Il supporto può provenire da privati (cosiddetti Business Angels), Fondazioni oppure Venture Capital, Incubatori ed Acceleratori. I “Venture” investono generalmente capitali importanti, è il caso di Quantica (www.principiasgr.it), che mediante due fondi chiusi gestisce 90 milioni di euro.
L’incubatore e l’acceleratore sono invece realtà progettate per permettere lo sviluppo di impresa, dall’inizio alla fase di exit, mettono quindi a disposizione spazi, strumenti, know how e contatti seguendo le StartUp anche mediante tavoli condivisi. Mentre l’incubatore supporta la StartUp dalla nascita per un periodo di tempo relativamente breve, l’acceleratore ha programmi di maggiore durata ed esercita attività di mentorship rendendo possibile una sorta di trasferimento di esperienza.
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